IL BLOG UFFICIALE DI LUCA SVIZZERETTO
giornalista, speaker radio, conduttore tv, reporter freelance, scrittore

PIU’ O MENO ROTTURE DI CAZZO

La signorina Bianchi esce di casa la mattina presto per andare al lavoro.
Sulla porta di casa incontra la signora Verdi che la saluta gentilmente e poi la blocca almeno dieci minuti a parlare dei problemi del condominio: bollette, lavori di ristrutturazione, orari per il riscaldamento e roba simile.
La signorina Bianchi la ascolta, sorride gentilmente e intanto pensa: “Che rottura di balle questa vecchia rincoglionita. Ma non gli si secca la lingua. Devo andare a lavorare. Ho da fare io, mica come certa gente”.
La signora Verdi parla a raffica e mentre lo fa pensa: “Guarda questa puttanella, ride perchè mi prende per il culo. Crede di essere tanto bella lei, la vorrei vedere tra una ventina d’anni”.
La signorina Bianchi e la signora Verdi si incontrano ogni lunedì e giovedì mattina.
Sempre la stessa scena.
Gli umani amano rompersi il cazzo gli uni con gli altri.
Riti di iniziazione, pratiche sataniche, leggi, regole o morali assurde hanno accompagnato l’essere umano sin dalla sua comparsa sul pianeta.
Tra le mille storie vere, eccone una emblematica, accade in Africa.
Durante la loro fanciullezza ai bambini della tribù dei Cabrai viene affidato un cucciolo di cane che cresce insieme a loro. Esso diventa il compagno di gioco e di avventura e li segue in tutti i momenti della loro vita. Si viene così a creare tra il cucciolo e il bambino un rapporto di solidissimo affetto. Raggiunto il tempo in cui i ragazzi devono dire addio a tutte le cose della loro fanciullezza, li si costringere ad uccidere il cane, compagno fedele della loro vita. È una prova di una crudeltà atroce ma non vi è nulla da fare, se il ragazzo Cabrai vuole passare alla nuova classe di età, deve per forza strangolare il cane, poi squartarlo, prendere il suo sangue e raccoglierlo in una pentola, dove verrà in seguito messa a cuocere la carne che dovrà essere mangiata dagli iniziandi senza alcuna esitazione.
Bene, anzi che schifo.
Eppure questa è solo una dei molteplici riti crudeli e inutili che sopravvivono grazie all’alibi della tradizione.
Questo è l’uomo.
Un essere capace d’inventarsi ogni genere di rogna, capace di rendere difficile anche la cosa più semplice.
A volte mi chiedo quale sia il motivo di tanto accanimento e credo che l’unica risposta plausibile è che l’uomo è malato di cattiveria e presunzione.
Per questo non concepisco la visione antropocentrica che vede l’essere umano al centro dell’universo.
Anzi sono convinto di appartenere alla razza piu’ meschina e schifosa dell’universo.
Razza capace di inventare storie, chiamarle religioni e su queste storie giocare a porsi su un piedistallo inesistente.
Pensateci.
Il figlio di Dio, Gesù Cristo, si incarna uomo, Maometto è pure lui uomo, il Budda è un uomo. Sono tutti uomini questi profeti.
In realtà non esiste nessun profeta, c’è solo il gioco dell’autoesaltazione.
Crederei di piu’ a un figlio di Dio incarnato in una betulla, o in un aragosta.
Ma certe cose non si possono dire.
La gente ti guarda incarognita, se ha coraggio mi dice che sono un pazzo, un depresso, un rompicoglioni.
Una mosca mi sta volando attorno, mi sta rompendo il cazzo, si appoggia sul mio braccio, la caccio e lei torna.
E’ il massimo del fastidio.
Ecco a cosa posso paragonare l’uomo, alla razza delle mosche, che dopo essersi appoggiate su qualche merda svolazzano per poi appoggiare le loro zampette zozze su qualcosa di pulito.
Mosche e uomini, una razza, una faccia.

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